Da sapere
Il sonno non deve essere inteso come un rallentamento delle funzioni vitali presenti nello stato di veglia. Esso è, al contrario, un processo attivo caratterizzato dal ripetersi ciclico di alcuni fenomeni fisiologici, organizzati in diversi stadi secondo una determinata sequenza temporale; ciascuno di questi è caratterizzato da un particolare pattern di onde rilevabile mediante l’elettroencefalogramma.
Quando una persona si addormenta, l’elettroencefalogramma rileva il passaggio attraverso quattro stadi successivi in circa 30-45 minuti. Dopo 90 minuti dall’inizio del sonno si verificano bruscamente numerose modificazioni fisiologiche: - l’elettroencefalogramma diventa improvvisamente desincronizzato e la temperatura corporea si alza leggermente;
- vi è un aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, una maggiore frequenza e irregolarità della respirazione e una cessazione dei movimenti gastrointestinali;
- si ha una diminuzione del tono di tutti i muscoli, ad eccezione di quelli oculari e dell’orecchio medio, con una conseguente diminuzione del russare.
Questa fase del sonno, in cui è più frequente la presenza di sogni, è indicata come sonno REM (Rapid Eye Movements), cioè sonno a movimenti oculari rapidi, per la loro presenza caratteristica in questa fase.
Classificazione
Il termine disturbi del sonno raggruppa una serie di problematiche di diversa origine di cui le varie forme di insonnia costituiscono solo una parte. Attualmente il sistema più utilizzato per classificare e descrivere questi disturbi è quello proposto dall’American Sleep Disorders Association. Secondo questa suddivisione si possono distinguere tre tipi di disturbi del sonno: - le dissonnie, nelle quali si verifica un’alterazione della quantità, della qualità o del ritmo del sonno;
- le parasonnie, caratterizzate da comportamenti anomali o da eventi fisiopatologici che si verificano durante il sonno;
- disturbi del sonno secondari a malattie medico-psichiatriche, cioè disturbi legati a patologie psichiatriche, a malattie neurologiche o ad altre patologie mediche.
Le dissonnie si dividono in tre gruppi principali:
Disturbi del sonno intrinseci, cioè non causati da elementi di disturbo esterni. Appartengono a questo gruppo: - l’insonnia psicofisiologica, che si verifica quando la persona è preoccupata di dover dormire abbastanza (più cerca di dormire, più cresce il senso di frustrazione e la possibilità di addormentarsi si allontana);
- la narcolessia, caratterizzata da ripetuti e irresistibili accessi di sonno, con perdita del controllo muscolare;
- l’ipersonnia, che si manifesta con una sonnolenza eccessiva perdurante almeno per un mese;
- i disturbi del sonno legati a problemi respiratori (crisi di apnea o anomalie come l’ipoventilazione).
Disturbi del sonno estrinseci, cioè causati da elementi di disturbo esterni che interferiscono sul sonno. Appartengono a questo gruppo: - i disturbi causati da una scorretta igiene del sonno, determinata dallo svolgimento di attività quotidiane incompatibili con il mantenimento di una buona qualità del sonno e di una buona vigilanza diurna (come ad esempio fare attività fisica intensa la sera tardi o avere degli orari molto irregolari);
- i disturbi del sonno di origine ambientale, da adattamento o da costrizione;
- i disturbi del sonno da altitudine e da allergia alimentare;
- la sindrome da insufficienza di sonno;
- le turbe del sonno causate da assunzione di ipnotici, stimolanti, alcolici o sostanze tossiche.
Disturbi del sonno da alterazioni del ritmo circadiano, cioè insonnie che prevedono uno sfasamento del ritmo biologico. Appartengono a questo gruppo: - la sindrome da jet-lag (causata da uno squilibrio tra le ore desiderate e quelle obbligate per il sonno e la veglia);
- la sindrome dei turnisti (i lavoratori che effettuano turni a rotazione durante la notte presentano una minore durata di sonno e più frequenti disturbi della continuità del sonno rispetto a quelli che lavorano di mattina o di pomeriggio);
- la sindrome da ritardo della fase del sonno, che si verifica nelle persone che hanno l’abitudine di andare a dormire tardi e non riescono ad anticipare le ore di sonno;
- la sindrome da anticipo della fase del sonno (le persone che ne soffrono non riescono a rimanere sveglie alla sera e hanno dei risvegli spontanei nelle prime ore del mattino).
Nelle parasonnie si distinguono i seguenti disturbi: - turbe del risveglio, per esempio risvegli “confusionali”, sonnambulismo (sollevarsi dal letto e muoversi nelle vicinanze) e “pavor nocturnus” (un brusco risveglio dal sonno che inizia di solito con un grido o un pianto);
- turbe della transizione sonno-veglia, per esempio movimenti ritmici nel sonno, crampi notturni o sonniloquio (parlare nel sonno);
- parasonnie solitamente associate al sonno profondo (REM), per esempio gli incubi;
- altre parasonnie, per esempio la sindrome della morte improvvisa del lattante o l’enuresi.
L’ultimo tipo di disturbi del sonno, infine, è quello delle insonnie associate a malattie psichiatriche (per esempio disturbi d’ansia, disturbi affettivi e psicosi), neurologiche (per esempio morbo di Parkinson) o internistiche (per esempio angina, reflusso gastroesofageo, tumori).
Funzione del sonno
La funzione che svolge il sonno nell'equilibrio neuropsichico dell'individuo potrebbe essere quella di recuperare le energie spese durante la veglia, oppure di risparmiare energie e allungare la vita. È comunque probabile che le cose siano più complesse, dato che il cervello durante il sonno non è affatto in situazione di riposo, avendo al contrario un'attività piuttosto intensa che varia nelle diverse fasi non-REM e REM.
Ciò che invece differenzia il sonno dalla veglia è la disconnessione dell'attività cerebrale dagli stimoli esterni e da quelli provenienti dal nostro corpo. Anche se in realtà il sonno non si svolge mai in condizioni di totale isolamento sensoriale, si può pensare che il nostro cervello abbia necessità di interporre un blocco agli input esterni per privilegiare operazioni di elaborazione interna.
Un modo per ragionare sulle funzioni del sonno è quello di analizzare le conseguenze dell'insonnia. Infatti l'individuo che dorme poco presenta di giorno alterazioni delle proprie funzioni cognitive (attenzione, concentrazione, memoria) ed anche affettive (ansia, depressione dell'umore). Nel breve termine l'aspetto più rilevante della carenza di sonno è comunque la sonnolenza, le cui conseguenze sono frequentemente sottovalutate. Oltre a generare situazioni di pericolo immediato (per esempio nel caso di un colpo di sonno quando si è alla guida), la sonnolenza può infatti determinare conseguenze sul piano della produttività e della vita sociale. |
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