mercoledì 3 settembre 2008

Separazione

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http://www.divorzionline.it/approfondimenti/separazione/sep_consensuale.asp

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http://ascomprocida.wordpress.com/2007/11/17/quesiti-su-assegni-familiari-detrazioni-fiscali-e-pensione-di-reversibilita/

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UNITA' ORGANIZZATIVA PROMOZIONE FAMILIARE


GUIDA PER GENITORI CHE SI SEPARANO
Aspetti giuridici

Effetti della separazione

Dalla separazione derivano effetti giuridici che incidono sui rapporti personali e patrimoniali fra i coniugi. Innanzitutto, come già detto, con la separazione cessa l’obbligo della coabitazione. Rimangono invece immutati gli obblighi verso i figli, ovvero gli obblighi di mantenere, istruire ed educare i figli.

Assegno di mantenimento per il coniuge
Con la separazione non vengono meno gli obblighi di assistenza e collaborazione materiale fra i coniugi. Da ciò discende che un coniuge possa avere diritto di ricevere dall’altro un assegno di mantenimento (consistente in un assegno mensile, o comunque periodico, rivalutabile annualmente secondo gli indici ISTAT), in presenza dei seguenti presupposti:

  • la non addebitabilità della separazione al coniuge che chiede il mantenimento;

  • la mancanza di adeguati redditi propri (affinché si abbia tale requisito non occorre uno stato di indigenza o di totale assenza di mezzi di sostentamento, ma deve sussistere una notevole disparità economica fra i due coniugi);

  • l’impossibilità per il coniuge che chiede il mantenimento di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.
    Per stabilire la concreta entità di tale assegno, il giudice deve quindi valutare la situazione economica complessiva di entrambi i coniugi, tenendo conto non solo dei redditi, ma anche del patrimonio degli stessi e della loro capacità di lavoro. Il giudice naturalmente può anche statuire che ciascuno dei coniugi provveda autonomamente al proprio mantenimento.
    Precisiamo che il mantenimento comprende la soddisfazione di tutte le esigenze di vita di una persona (abitazione, viaggi, studio, ecc….), mentre gli alimenti comprendono la soddisfazione delle esigenze minime di vita (il vitto ed un alloggio).

    Scioglimento della comunione legale
    Una ulteriore conseguenza della separazione sul piano patrimoniale è lo scioglimento della comunione legale fra i coniugi, che si verifica solo con il provvedimento definitivo (sentenza in caso di separazione giudiziale ovvero decreto di omologa in caso di separazione consensuale). Gli acquisti compiuti dai coniugi dopo lo scioglimento della comunione rientrano nel patrimonio personale di ciascuno di essi.
    Quanto ai beni comuni, dopo lo scioglimento della comunione, sorge in capo a ciascuno dei coniugi il diritto alla divisione. La divisione potrà essere raggiunta mediante un contratto fra i coniugi, oppure, in mancanza di un accordo, proponendo la relativa domanda al Tribunale competente. La divisione sarà in questo caso giudiziale: i beni rientranti nella comunione verranno divisi dal giudice sulla base di precisi criteri fissati dalla legge.

    Affidamento e mantenimento dei figli
    Il giudice della separazione decide a quale dei coniugi sono affidati i figli e prevede le modalità concrete con le quali può essere esercitato il cosiddetto diritto di visita da parte del genitore non affidatario. L’affidamento dei figli minori ad uno dei genitori è detto affidamento esclusivo.
    Nella scelta del genitore affidatario, il giudice deve tenere presente un unico criterio fissato dalla legge: il preminente interesse morale e materiale dei figli.
    L’affidamento dei figli ad uno degli ex coniugi, pertanto, non può mai essere concepito né come premio consolatorio per il coniuge al quale non è attribuibile alcuna responsabilità per il fallimento del matrimonio, né come una sorta di sanzione per il coniuge cui invece tale responsabilità è più o meno addossabile.
    Il giudice dovrà invece affidare i figli al genitore che appare più idoneo a provvedere alla loro istruzione ed educazione e maggiormente in grado di ridurre il trauma che essi inevitabilmente subiscono in seguito alla disgregazione dell’unità familiare.
    Occorre notare che nella stragrande maggioranza dei casi la giurisprudenza del merito ritiene che l'interesse dei figli coincida con il loro affidamento alla madre, specialmente quando si tratta di minori in tenera età, o comunque in età preadolescenziale.
    Nel caso dell’affidamento dei figli ad un genitore, la titolarità della potestà genitoriale rimane ad entrambi, mentre l’esercizio esclusivo della stessa compete al genitore affidatario. Egli può dunque adottare tutte le decisioni che riguardano la vita dei figli, salvo quelle di maggiore interesse per costoro che devono comunque essere adottate da entrambi i genitori di comune accordo.
    Il genitore non affidatario conserva il diritto-dovere di vigilare sulla istruzione ed educazione dei figli, partecipando alle decisioni importanti che li riguardano (e può ricorrere al Tribunale quando ritenga che siano state adottate decisioni pregiudizievoli al loro interesse). Per questa ragione deve avere la possibilità di trascorrere con i figli dei periodi di tempo.
    In presenza di figli minori, entrambi gli ex coniugi sono obbligati a comunicarsi reciprocamente, entro e non oltre trenta giorni, l’avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio.
    Oltre all’affidamento esclusivo, sono possibili anche l'affidamento congiunto e quello alternato2.
    L'affidamento congiunto consiste nell'attribuire ad entrambi i genitori l'esercizio della potestà, in regime di comune accordo. Quanto alla concreta collocazione del minore, vi sono diverse possibilità:

  • il minore è collocato per un certo periodo dell'anno presso la residenza del padre ed il resto del tempo presso l'abitazione della madre, secondo tempi di permanenza lasciati alla concorde volontà dei genitori;

  • il minore continua a risiedere nella casa già adibita a dimora coniugale e sono i genitori ad avvicendarsi nella convivenza con il bambino in questa casa. Questo tipo di affidamento appare particolarmente adatto in quei casi in cui i figli abbiano la necessità di non allontanarsi da una fissa dimora o siano nell'impossibilità di farlo (ad esempio, perché affetti da malattie fisiche o mentali);

  • il minore è collocato stabilmente presso l'abitazione di uno dei genitori e l'altro può fargli visita e tenerlo con sé secondo tempi molto elastici, concordati fra i genitori.
    L’affidamento congiunto della prole è consigliabile soltanto nel caso in cui sussista una concorde volontà dei genitori a praticarlo, e la conflittualità tra i due risulti bassissima o meglio ancora nulla.
    Con l'affidamento alternato il minore è affidato alternativamente, e quindi per periodi prestabiliti dal giudice, a ciascuno dei genitori. Nel tempo in cui è autorizzato a tenere con sé il bambino, il genitore esercita sul figlio una potestà esclusiva e può assumere tutte le decisioni, senza che vi sia necessariamente l'accordo con l'altro genitore.
    L'obbligo di mantenimento dei figli deve essere adempiuto dai genitori in proporzione delle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Pertanto il giudice stabilisce in quale misura il coniuge non affidatario deve contribuire al mantenimento dei figli, versando un assegno (mensile o comunque periodico, rivalutabile annualmente secondo gli indici ISTAT) al genitore affidatario.
    L’obbligo di mantenimento non cessa con il raggiungimento della maggiore età dei figli, ma solo con la loro indipendenza economica. Non si tratta, tuttavia, di un obbligo perpetuo: il figlio deve seguire con profitto un regolare corso di studi e poi cercare attivamente lavoro. Il dovere di mantenimento dei genitori cessa se il figlio maggiorenne, per sua colpa, non si rende autonomo economicamente.
    2La Legge sul divorzio (applicabile anche alla separazione) prevede, infatti, che “ove il Tribunale lo ritenga utile all’interesse dei minori, anche in relazione all’età degli stessi, può essere disposto l’affidamento congiunto o alternato”.

    Assegnazione della casa coniugale
    Il codice civile prevede che l’abitazione nella casa familiare spetta di preferenza e, ove possibile, al coniuge cui vengono affidati i figli (minori o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età).
    L’assegnazione della casa familiare ha lo scopo esclusivo di tutelare l'interesse dei figli minori a conservare l’habitat domestico (inteso come il centro degli affetti e delle consuetudini in cui si è espressa la vita della famiglia).
    Tale provvedimento, in mancanza di figli minori, non può essere adottato per tutelare le esigenze del coniuge economicamente debole: per tale scopo, infatti, è previsto l’assegno di mantenimento.
    Il provvedimento di assegnazione della casa incide sugli assetti economici della separazione e di ciò il giudice dovrà tenere conto nel liquidare gli assegni di mantenimento per i figli e l’altro coniuge.
    Quando la casa è in comproprietà fra i coniugi o di proprietà esclusiva del coniuge estromesso, quest'ultimo non perde, in seguito al provvedimento di assegnazione, la proprietà o comproprietà della casa; perde, però, le facoltà di abitare e di disporre materialmente della stessa, poiché il provvedimento crea un diritto di godimento a favore del coniuge assegnatario.
    Il provvedimento di assegnazione viene trascritto nei registri immobiliari e pertanto può essere opposto ai terzi acquirenti dell’immobile.






















  • Ancora sonno

    Da sapere

    Il sonno non deve essere inteso come un rallentamento delle funzioni vitali presenti nello stato di veglia. Esso è, al contrario, un processo attivo caratterizzato dal ripetersi ciclico di alcuni fenomeni fisiologici, organizzati in diversi stadi secondo una determinata sequenza temporale; ciascuno di questi è caratterizzato da un particolare pattern di onde rilevabile mediante l’elettroencefalogramma.

    Quando una persona si addormenta, l’elettroencefalogramma rileva il passaggio attraverso quattro stadi successivi in circa 30-45 minuti. Dopo 90 minuti dall’inizio del sonno si verificano bruscamente numerose modificazioni fisiologiche:
    • l’elettroencefalogramma diventa improvvisamente desincronizzato e la temperatura corporea si alza leggermente;
    • vi è un aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, una maggiore frequenza e irregolarità della respirazione e una cessazione dei movimenti gastrointestinali;
    • si ha una diminuzione del tono di tutti i muscoli, ad eccezione di quelli oculari e dell’orecchio medio, con una conseguente diminuzione del russare.
    Questa fase del sonno, in cui è più frequente la presenza di sogni, è indicata come sonno REM (Rapid Eye Movements), cioè sonno a movimenti oculari rapidi, per la loro presenza caratteristica in questa fase.

    Classificazione

    Il termine disturbi del sonno raggruppa una serie di problematiche di diversa origine di cui le varie forme di insonnia costituiscono solo una parte. Attualmente il sistema più utilizzato per classificare e descrivere questi disturbi è quello proposto dall’American Sleep Disorders Association. Secondo questa suddivisione si possono distinguere tre tipi di disturbi del sonno:
    • le dissonnie, nelle quali si verifica un’alterazione della quantità, della qualità o del ritmo del sonno;
    • le parasonnie, caratterizzate da comportamenti anomali o da eventi fisiopatologici che si verificano durante il sonno;
    • disturbi del sonno secondari a malattie medico-psichiatriche, cioè disturbi legati a patologie psichiatriche, a malattie neurologiche o ad altre patologie mediche.
    Le dissonnie si dividono in tre gruppi principali:

    Disturbi del sonno intrinseci, cioè non causati da elementi di disturbo esterni. Appartengono a questo gruppo:
    • l’insonnia psicofisiologica, che si verifica quando la persona è preoccupata di dover dormire abbastanza (più cerca di dormire, più cresce il senso di frustrazione e la possibilità di addormentarsi si allontana);
    • la narcolessia, caratterizzata da ripetuti e irresistibili accessi di sonno, con perdita del controllo muscolare;
    • l’ipersonnia, che si manifesta con una sonnolenza eccessiva perdurante almeno per un mese;
    • i disturbi del sonno legati a problemi respiratori (crisi di apnea o anomalie come l’ipoventilazione).
    Disturbi del sonno estrinseci, cioè causati da elementi di disturbo esterni che interferiscono sul sonno. Appartengono a questo gruppo:
    • i disturbi causati da una scorretta igiene del sonno, determinata dallo svolgimento di attività quotidiane incompatibili con il mantenimento di una buona qualità del sonno e di una buona vigilanza diurna (come ad esempio fare attività fisica intensa la sera tardi o avere degli orari molto irregolari);
    • i disturbi del sonno di origine ambientale, da adattamento o da costrizione;
    • i disturbi del sonno da altitudine e da allergia alimentare;
    • la sindrome da insufficienza di sonno;
    • le turbe del sonno causate da assunzione di ipnotici, stimolanti, alcolici o sostanze tossiche.
    Disturbi del sonno da alterazioni del ritmo circadiano, cioè insonnie che prevedono uno sfasamento del ritmo biologico. Appartengono a questo gruppo:
    • la sindrome da jet-lag (causata da uno squilibrio tra le ore desiderate e quelle obbligate per il sonno e la veglia);
    • la sindrome dei turnisti (i lavoratori che effettuano turni a rotazione durante la notte presentano una minore durata di sonno e più frequenti disturbi della continuità del sonno rispetto a quelli che lavorano di mattina o di pomeriggio);
    • la sindrome da ritardo della fase del sonno, che si verifica nelle persone che hanno l’abitudine di andare a dormire tardi e non riescono ad anticipare le ore di sonno;
    • la sindrome da anticipo della fase del sonno (le persone che ne soffrono non riescono a rimanere sveglie alla sera e hanno dei risvegli spontanei nelle prime ore del mattino).
    Nelle parasonnie si distinguono i seguenti disturbi:
    • turbe del risveglio, per esempio risvegli “confusionali”, sonnambulismo (sollevarsi dal letto e muoversi nelle vicinanze) e “pavor nocturnus” (un brusco risveglio dal sonno che inizia di solito con un grido o un pianto);
    • turbe della transizione sonno-veglia, per esempio movimenti ritmici nel sonno, crampi notturni o sonniloquio (parlare nel sonno);
    • parasonnie solitamente associate al sonno profondo (REM), per esempio gli incubi;
    • altre parasonnie, per esempio la sindrome della morte improvvisa del lattante o l’enuresi.
    L’ultimo tipo di disturbi del sonno, infine, è quello delle insonnie associate a malattie psichiatriche (per esempio disturbi d’ansia, disturbi affettivi e psicosi), neurologiche (per esempio morbo di Parkinson) o internistiche (per esempio angina, reflusso gastroesofageo, tumori).

    Funzione del sonno

    La funzione che svolge il sonno nell'equilibrio neuropsichico dell'individuo potrebbe essere quella di recuperare le energie spese durante la veglia, oppure di risparmiare energie e allungare la vita. È comunque probabile che le cose siano più complesse, dato che il cervello durante il sonno non è affatto in situazione di riposo, avendo al contrario un'attività piuttosto intensa che varia nelle diverse fasi non-REM e REM.

    Ciò che invece differenzia il sonno dalla veglia è la disconnessione dell'attività cerebrale dagli stimoli esterni e da quelli provenienti dal nostro corpo. Anche se in realtà il sonno non si svolge mai in condizioni di totale isolamento sensoriale, si può pensare che il nostro cervello abbia necessità di interporre un blocco agli input esterni per privilegiare operazioni di elaborazione interna.

    Un modo per ragionare sulle funzioni del sonno è quello di analizzare le conseguenze dell'
    insonnia. Infatti l'individuo che dorme poco presenta di giorno alterazioni delle proprie funzioni cognitive (attenzione, concentrazione, memoria) ed anche affettive (ansia, depressione dell'umore). Nel breve termine l'aspetto più rilevante della carenza di sonno è comunque la sonnolenza, le cui conseguenze sono frequentemente sottovalutate. Oltre a generare situazioni di pericolo immediato (per esempio nel caso di un colpo di sonno quando si è alla guida), la sonnolenza può infatti determinare conseguenze sul piano della produttività e della vita sociale.


    A cura di Matteo Balestrieri
    Professore di Psichiatria, Università di Udine
    e Cesario Bellantuono
    Unità di Psicofarmacologia Clinica, Sezione di Psichiatria
    Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica
    Università di Verona

    Il lavoro da fare quando si ha davanti una scelta importante

    Cos'e' l'orientamento, e perche' e' importante?

    Fare orientamento, sia che si tratti di orientamento scolastico o orientamento professionale, significa fare in modo che la persona acquisti consapevolezza nel momento in cui si trova a dover fare una scelta, scolastica o professionale che sia, e fare in modo che affronti tale scelta (o scelte), nella maniera migliore possibile per se'. Il punto focale e' quindi la persona sotto tutti gli aspetti, da quello emotivo, cognitivo a quello sociale.
    Si fa in modo che sia la persona stessa a capire, ad auto-orientarsi. Si parla di orientamento solitamente quando ci si trova in momenti di passaggio, da una scuola ad un'altra, dalla scuola al lavoro.
    In realta' chiunque deve operare una scelta si trova a dover fare orientamento, e la velocita' con cui il mercato del lavoro cambia e si trasforma, lo fa divenire un processo continuo.
    Saper scegliere che direzione prendere diventa allora molto importante, sia che si tratti di persone giovani, che di persone adulte che vogliono o si trovano nella condizione di dover cambiare lavoro.

    Orientamento e presa di decisione:

    Alcuni fattori che normalmente incidono sulla presa di decisione sono:
    • Come la persona stessa si vede in quel determinato momento della sua vita, l'immagine quindi che ha di se';
    • Il sistema di valori e di significati che la persona si costruisce nel tempo all'interno del suo gruppo sociale;
    • L'insieme delle opportunita', ma anche delle restrizioni e dei vincoli che il momento specifico presenta.

    Un buon orientamento mette la persona in grado di:

    [ mettere in pratica puntualmente]
    • Sapere quelle che sono le sue caratteristiche personali, le proprie capacita', i suoi interessi, i suoi valori; --> CHI SEI
    • Sapere identificare le aree in cui puo' migliorare; --> DOVE LAVORARE SU SE STESSI
    • Essere disponibile al cambiamento; --> Mettersi nelle condizioni di azzerare la paura di cambiamento, in modo da rendere OGGETTIVA la scelta
    • Accettare l'incertezza ogni scelta puo' comportare; => Accettare INCERTEZZA cambiamento
    • Analizzare correttamente le situazioni; --> ANALIZZARE situazione, e individare chiaramente TUTTE le possibili scelte
    • Prendere decisioni e trovare soluzioni; --> Metodo ?!?
    • Assumersi la responsabilita' delle proprie scelte e dei problemi che possono sorgere; --> Insomma, prepararsi ad ogni evenienza, preventivamente (organizzarsi :) )
    • Affrontare nella maniera migliore la rinuncia che normalmente una scelta comporta; --> Prepararsi alla conseguente rinuncia (ce ne è sempre una !!!)
    • Intraprendere una determinata formazione o carriera; --> Creare visione di insieme, a lungo termine, vista da fuori. Aver sempre a mente lo SCOPO di vita => Costruire PROGETTI FUTURI
    • Saper affrontare i vincoli che possono porsi davanti agli obiettivi; --> Analizzare e gestire VINCOLI legati agli obiettivi che ci poniamo

    Intelligenza ... EMOTIVA ;)

    Intelligenza Emotiva: Salovey, Mayer e Goleman

    Potremmo definire l'Intellingenza emotiva (concetto coniato dai ricercatori P. Salovey e J.D. Mayer) come un linguaggio delle emozioni, o come dice Daniel Goleman, (Psicologo cognitivista, autore del best seller “ e divulgatore di questo concetto), e' la “capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali”.

    Intelligenza Emotiva e QI (Quoziente Intellettivo)

    Proviamo ora a pensare alla visione classica dell'intelligenza, l'intelligenza cioe' che viene misurata con il QI (quoziente intellettivo). Per far capire meglio cosa si intende invece per Intelligenza emotiva, riporto le prime righe scritte nella terza di copertina del libro citato piu' sopra:
      "Perche' le persone piu' intelligenti nel senso tradizionale del termine non sono quelle con cui lavoriamo piu' volentieri o con cui facciamo amicizia?
      Perche' il rendimento scolastico di bambini con una intelligenza brillante crolla in maniera drammatica quando si presentano delle difficolta' familiari?
      Perche' un matrimonio puo' andare a rotoli sebbene il quoziente intellettivo di entrambi i coniugi sia altissimo?... Non ci vuole intelligenza per stabilire una serena vita familiare?"
    Mentre il QI, soprattutto attraverso i test, sonda le capacita' logico-matematiche, le funzioni verbali, la percezione spaziale di una persona, l'Intelligenza emotiva (QE) si riferisce invece al lato emotivo, al lato sociale, sicuramente non meno importanti.
    Questo e' il tipo di intelligenza che riguarda:

    la gestione e l'uso consapevole delle proprie emozioni,
    l'autocontrollo,
    la tenacia,
    la comprensione degli altri,
    l'empatia,
    le relazioni sociali
    ecc.

    Salovey e Mayer definiscono l'Intelligenza emotiva come "la capacita' di monitorare le proprie e le altrui emozioni, di differenziarle e di usare tale informazione per guidare il proprio pensiero e le proprie azioni".
    Avere la capacita' di saper gestire al meglio se stessi e gli altri spesso e' alla base del successo di molte persone, sia a livello personale che professionale in quanto emozioni e sentimenti, se gestiti al meglio divengono una fondamentale risorsa.

    Quali sono i principi dell'Intelligenza emotiva?

      Conoscere le proprie emozioni (capacita' di riconoscere i propri sentimenti nel momento in cui si presentano)
      Controllare le proprie emozioni (capacita' di reagire alle emozioni con autocontrollo, per far si che le nostre reazioni siano appropriate alla situazione)
      Motivare se stessi (capacita' di indirizzare le nostre emozioni al raggiungimento dei nostri obiettivi)
      Riconoscere le emozioni degli altri (capacita' di comprendere le emozioni dell'altro, di cogliere i suoi stati d'animo)
      Gestire le relazioni (capacita' di relazionarsi in maniera positiva con gli altri, gestendo al meglio ed in maniera costruttiva i possibili conflitti)

    Avere sempre a mente di

    modellare i propri atteggiamenti perchè siano UTILI e FUNZIONALI ai nostri obiettivi.

    Crescita personale !!!

    Principali aree della crescita personale:

        Assertivita'
        La persona assertiva e' colui che ha rispetto di se', di cio' che pensa e crede.
        Autostima
        Stima di noi. L'autostima e' l'opinione che abbiamo di noi stessi, come ci valutiamo.
        Comunicazione
        Imparare a comunicare: Comunicazione e comunicazione non verbale (CNV).
        Creativita'
        La creativita' non e' genio, ma riuscire a trovare soluzioni nuove e flessibili superando vecchi schemi.
        Educazione dei figli
        La coppia, le difficolta' e le regole dell'educazione dei figli.
        Educazione sessuale
        La sessualita', il sesso e la psicologia. Come lo psicologo puo' intervenire su domande, dubbi e incertezze.
        Intelligenza Emotiva
        Motivare se stessi, gestire le relazioni. Conoscere, controllare e riconoscere le emozioni.
        Omosessualita'
        Attrazione sessuale rivolta verso persone dello stesso sesso.
        Orientamento scolastico professionale
        Acquisire consapevolezza nel momento in cui si deve fare una scelta.
        Problem solving
        I passi per eliminare la "nebbia" e raggiungere gli obiettivi.
        Relazioni, amore e vita di coppia
        La comunicazione tra uomo e donna, perche' non ci si capisce.

    Sonno

    COS'E' IL SONNO

    SONNO E VEGLIA

    Gli esseri umani hanno al loro interno una sorta di orologio biologico che influenza alcuni processi fisiologici e che condiziona le ore di veglia e quelle di sonno.

    Il funzionamento di questo orologio corrisponde al ciclo circadiano (dal latino circa diem = circa un giorno), il quale regola attraverso l'azione di messaggeri chimici e nervosi i processi organici che avvengono ogni giorno nel nostro corpo; la digestione, la minzione, l'evacuazione, la crescita e il ricambio cellulare sono alcuni esempi.

    Il nostro orologio biologico determina anche l'alternanza dei periodi di sonno e di veglia con un intervallo piuttosto regolare e costante all'interno del ritmo circadiano, a meno che intervengano alcuni fattori che dall'esterno possono condizionarne in parte il funzionamento.

    Un regolare ciclo di sonno e veglia fa si che il nostro orologio biologico influisca positivamente sulla produzione ormonale ottenendo una sufficiente condizione di vigilanza diurna e un soddisfacente riposo notturno. Durante il sonno il livello basso di adrenalina e di corticosteroidi, che sono gli ormoni associati alla condizione di veglia, danno la possibilità all'organismo di sfruttare i più elevati livelli di ormone della crescita, prodotto dall'ipofisi nelle ore notturne. Dormendo diminuisce lentamente la temperatura corporea fino a raggiungere circa un grado meno del valore serale. Quando la temperatura si abbassa e raggiunge il livello minimo, e questo coincide con bassi valori di adrenalina, noi ci sentiamo stanchi. Verso il finire della notte, con le prime luci dell'alba, è più difficoltoso dormire o rimanere addormentati, perché verso le 5 del mattino i livelli ormonali incominciano a crescere ed aumenta anche la temperatura corporea. Il ciclo di sonno e di veglia è regolato da un altro ormone, la melatonina, prodotto dall'epifisi, piccola ghiandola situata nel cervello. La luce, penetrando nell'occhio attraverso i nervi, manda un messaggio all'epifisi che, in base alla quantità di luce in arrivo, blocca o stimola la produzione di melatonina. Il buio determina la produzione di questo ormone che dà il segnale all'organismo il quale rallenta lentamente le sue attività e si prepara al sonno.

    FASI DEL SONNO

    Tutto quello che oggi si conosce sul sonno è stato scoperto grazie a particolari esami basati sul monitoraggio delle onde cerebrali, sull'elettroencefalogramma che registra l'attività elettrica del cervello, attraverso l'elettrooculografia che registra i movimenti oculari e con l'elettromiografia che rileva i movimenti muscolari.

    Gli studiosi hanno evidenziato che il sonno non è uguale per tutta la sua durata ma è caratterizzato dalla presenza di 2 fasi principali:

    • la fase non-REM
    • la fase REM

    sonno ortodosso
    sonno paradosso

    Il termine REM deriva dal fatto che durante tale fase gli occhi si muovono con movimenti ritmici rapidi (dall'inglese rapid eye movements = movimenti oculari veloci). In questa fase, che si verifica normalmente 4 o 5 volte per notte, si fanno sogni molto intensi.Il termine sonno paradosso deriva dal fatto che l'elevata attività celebrale e i rapidi movimenti oculari che caratterizzano questa fase sono in contrasto con il grado di generale rilassamento muscolare.

    Durante la notte si verificano diversi cicli del sonno della durata di 90-100 minuti caratterizzati dal passaggio attraverso vari stadi del sonno e la fase REM.

    stadio 1

    L'attività celebrale rallenta e le onde alfa dell'elettroencefalogramma, che sono tipiche dello stato di veglia in rilassamento ad occhi chiusi, vengono sostituite da ondulazioni abbastanza regolari.

    stadio 2 - "SONNO LEGGERO"

    In questo stadio prevalgono le onde con brevi esplosioni di attività celebrale, "fusi del sonno".

    stadio 3 - "SONNO PROFONDO"

    Le onde cerebrali diventano lente e grandi. E' il primo sonno vero e dura circa la metà del tempo totale del sonno.

    stadio 4 - "SONNO PROFONDO EFFETTIVO"

    E' quello del sonno più profondo, quando il nostro organismo si rigenera. Le onde corrispondenti all'attività cerebrale di questo momento sono piuttosto lente.

    Le fasi di sonno REM, della durata di circa 15 minuti, sono caratterizzate da sogni intensi e da movimenti oculari ritmici e rapidi. Nel corso della notte diminuiscono progressivamente le fasi di sonno profondo e aumentano di durata e di intensità le fasi REM. Un giovane adulto arriva al sonno REM più o meno 90 minuti dopo l'addormentamento; questa fase, che si ripete all'incirca ogni 2 ore, dura sempre un po' di più fino ad arrivare al momento più lungo che precede il risveglio.

    I vari studi fatti sul sonno concordano nell'affermare che sia il sonno REM che quello non-REM sono necessari per essere in buona salute, ma ancora non si conosce bene il ruolo specifico di ognuno. Sappiamo che durante il sonno non-REM si ha una produzione elevata dell'ormone della crescita che è vitale per la salute fisica, mentre nel sonno REM aumenta il flusso sanguigno verso il cervello e questo è utile per la salute mentale. Se una persona è disturbata in fase REM o nel momento di sonno profondo, facilmente presenta sintomi di stress e di nervosismo.

    QUANTO BISOGNA DORMIRE

    Non è possibile stabilire una durata del sonno ottimale, non esiste un tempo standard, perché questo è un fatto individuale e diverso da una persona all'altra. Importante è la qualità del sonno piuttosto che la quantità che varia secondo le esigenze personali. E' comunque noto che il fabbisogno di sonno diminuisce con l'età:

    Calcolo del fabbisogno INDICATIVO giornaliero di sonno

    Età



    Fabbisogno di sonno totale
    (indicativo) REM


    Il sonno essenziale, determinato da sonno profondo e da sonno REM, è quello maggiormente riposante: succede che anche chi dorme poco, riesce comunque a soddisfare la sua esigenza quando dorme di questo sonno essenziale.

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    Le caratteristiche psicologiche personali sembra che possano in qualche modo determinare l'esigenza nei confronti del sonno. La persona estroversa, energica, lavoratrice accanita, ambiziosa e sicura di sé generalmente dorme poco mentre il soggetto che facilmente si preoccupa, insoddisfatto di sé, un po' nevrotico, creativo tende a dormire per tempi più lunghi.

    Alcune persone si rapportano ad altre e, dato il minor numero di ore di sonno durante le quali dormono, pensano di essere afflitti dall'insonnia. In realtà esistono soggetti che realmente necessitano di meno ore di sonno rispetto ad altri, ma che, pur dormendo soltanto 4 o 5 ore per notte, si sentono bene e riposati come chi ne dorme 9. Questa è una condizione estremamente soggettiva e sta a dimostrare quanto sia importante capire il personale ritmo naturale del sonno. Imparare a conoscere le nostre esigenze significa anche evitare inutili stress, per esempio andare a coricarsi troppo presto e non riuscire ad addormentarsi velocemente può creare il dubbio di avere un problema quando in realtà basterebbe cambiare leggermente l'orario e adeguarlo alla nostra esigenza fisica. E' importante sentirsi bene e riposati il giorno successivo, perché se questa sensazione di benessere non dovesse accompagnarci nelle ore diurne, allora potrebbe realmente esserci un problema da risolvere.

    Poco sonno o troppo sonno

    Quando, per un qualsiasi motivo, perdiamo ore di sonno, manifestiamo un po' di stanchezza il giorno dopo, ma certamente questo non è dannoso per la salute. Il sonno perso viene recuperato facilmente il giorno successivo proprio grazie alla capacità di autoregolazione del nostro organismo. I problemi possono insorgere quando, nonostante il bisogno e la richiesta di sonno del corpo, non è possibile riposare e soddisfare l'esigenza fisiologica. Tutta una serie di fattori, come lo stress o gli orari di lavoro, possono influire negativamente sul sonno e impediscono all'organismo di riposare in modo adeguato.

    Esiste un tempo minimo e indispensabile alla sopravvivenza che deve essere dedicato al sonno. Il corpo ha bisogno di dormire almeno due ore al giorno per vivere e l'orologio biologico determina anche il numero massimo di ore da dedicare al sonno: 15 ore. Questi dati sono il risultato di esperimenti eseguiti su persone le quali, dopo essere state private del sonno per tempi lunghi, non dormirono mai per più di 15 ore consecutive. Un debito di sonno viene recuperato dal corpo con una sola notte di riposo.

    Il tempo da dedicare al sonno è un discorso delicato, perché dormire poco crea tutta una serie di disturbi, ma dormire troppo a lungo causa altrettanti fastidi. Chi dorme male, poco e non riposa a sufficienza diventa irascibile, nervoso, perde la concentrazione, la memoria e si deprime. Chi dedica troppo tempo al sonno si innervosisce e accusa un calo del rendimento esattamente come chi dorme poco. Saper dormire in modo regolare, per un numero di ore adeguato alla nostra esigenza fisica è sinonimo di salute e di benessere sia fisico che mentale .

    Alcuni fattori esterni possono condizionare l'esigenza personale del sonno. Variazioni ormonali, tipiche quelle che avvengono nella donna durante il ciclo mensile, influiscono sulla qualità e sulla quantità del sonno.

    Il sonnellino pomeridiano

    Un fatto discusso è quello del sonnellino pomeridiano, abbastanza comune nella nostra cultura mediterranea. Dormire nelle ore pomeridiane può aiutare, può avere un effetto benefico, può dare un piacevole sollievo; ma non può sostituire il sonno notturno, ne si può pensare di recuperare le ore di sonno perse durante la notte con il sonnellino del pomeriggio.
    Il sonno pomeridiano non dovrebbe mai durare per più di trenta minuti, perché con un riposo più lungo si passerebbe al sonno profondo dal quale è difficile risvegliarsi e questo ci fa sentire peggio di come ci sentivamo prima del riposo.






    DISTURBI DEL SONNO

    I disturbi del sonno sono frequenti e comuni: persone di tutte le età accusano spesso di non dormire a sufficienza, di non riposare bene o di non riuscire ad addormentarsi. Immediati e visibili sono gli effetti di una carenza di sonno: borse sotto gli occhi, pelle poco luminosa, palpebre appesantite e afflosciate oltre ad ansia, irritabilità, nervosismo e stanchezza. Talvolta la difficoltà a dormire è causata da motivi abbastanza semplici da capire, per esempio un partner che russa rumorosamente o frequenti brutti sogni, e in tal caso è più facile affrontare il problema. Spesso, però, alla base ci sono motivazioni di più difficile risoluzione che richiedono l'intervento del medico o dello specialista. L'avanzare dell'età spesso è associato ad una difficoltà a dormire bene.

    Quando il disturbo del sonno non è originato da fattori psichici o da modificazioni del normale bioritmo, possono risultare utili alcuni semplici provvedimenti che aiutano il nostro corpo, come un bagno caldo rilassante oppure un massaggio; soluzioni che favoriscono il riposo e che possono evitare un'inutile assunzione di farmaci.

    I più comuni e frequenti disturbi del sonno sono le parainsonnie, il russamento e l'insonnia.

    PARAINSONNIE

    Il termine parainsonnie comprende un insieme di disturbi e di manifestazioni fisiche che si evidenziano durante il sonno e rendono il riposo notturno difficile e non ristoratore. I più frequenti e comuni sono il bruxismo, il sonnambulismo.

    Bruxismo
    E' il digrignamento dei denti mentre dormiamo. Questo movimento con il passare del tempo può causare danni alla dentatura tanto che i denti presentano faccette di usura sulla superficie masticante. La bocca è sottoposta a un continuo lavoro notturno con carichi masticatori notevoli, tanto che al risveglio spesso compaiono indolenzimenti, dolori ai muscoli interessati dal serramento, dolori all'articolazione temporo-mandibolare e a volte cefalea. Non esiste una cura farmacologica per evitare il bruxismo, che è causato da ansia e stress, ma i danni ai denti e i disturbi conseguenti possono essere evitati utilizzando un bite, doccia protettiva in materiale resinoso o gommoso confezionata dal dentista.

    Sonnambulismo
    Camminare durante il sonno è abbastanza frequente. Il fenomeno è particolarmente evidente nell'età infantile, ma anche gli adulti, specialmente in periodi di stress o di ansia, possono soffrire di questo fenomeno. La deambulazione notturna si verifica particolarmente durante il sonno profondo del primo stadio della notte e questo spiega perché è così frequente nei bambini. Il sonnambulismo dell'adulto è spesso associato al consumo di alcol, che altera il rapporto sonno-veglia, oppure ad orari irregolari di riposo, dovuti per esempio a turni di lavoro che rendono impossibile dormire in modo equilibrato.
    Alcune patologie possono causare il sonnambulismo: l'emicrania, l'attacco epilettico, il morbo di Alzheimer e la demenza senile. In questi due ultimi casi il soggetto che cammina durante la notte non è addormentato come lo è tipico sonnambulo, ma è sveglio e lo stato di confusione e di disorientamento nei quali si trova sono dovuti probabilmente alla condizione patologica esistente.
    Chi soffre di sonnambulismo dovrebbe evitare di coricarsi ad orari irregolari, non affaticarsi eccessivamente, cercare di rilassarsi per scaricare la tensione e, se possibile, evitare di fare lavori che richiedano la presenza notturna. Praticare attività fisica in modo equilibrato aiuta a scaricare quell'energia in eccesso, è utile a qualsiasi età, aiuta a dormire bene e, talvolta, ad evitare il problema. Spesso il sonnambulismo è dovuto ad un'ansia profonda e caratteriale che richiede l'intervento specialistico. Il fenomeno, che sembra presenti una certa tendenza familiare, colpisce con maggiore frequenza il sesso maschile e in genere si manifesta prima dei dieci anni di età.
    Caratteristica del sonnambulo è la capacità di svolgere attività quotidiani comuni, vestirsi o camminare, per esempio, in un modo perfetto, ma senza essere cosciente di quello che sta facendo. Tutto ciò è dovuto alla confusione presente nei meccanismi del sonno e della veglia. L'episodio di sonnambulismo ha una durata variabile da alcuni minuti fino ad un'ora, ma è raro che il soggetto al risveglio si ricordi di ciò che è accaduto. Fortunatamente il sonnambulo non esegue manovre difficili o rischiose e riesce ad evitare eventuali ostacoli che incontra sul suo percorso. Il consiglio che può essere dato a chi vive con un sonnambulo è quello di non tentare di contrastarlo, ma piuttosto di rassicurarlo, di tranquillizzarlo e, se possibile, di accompagnarlo a letto. Succede a volte che riportare una persona nel suo letto risulti difficile, in questi casi non bisogna usare maniere energiche, ma piuttosto si dovrà passeggiare con il sonnambulo per poi ricondurlo lentamente nel suo letto.

    RUSSAMENTO E APNEA NOTTURNA

    Russare è sicuramente un problema che colpisce una buona parte della popolazione e che riesce a disturbare il sonno di chi ne soffre e della persona che dorme vicino. All'origine del russamento c'è un'ostruzione delle alte vie respiratorie. Quando si dorme succede che i muscoli della parte superiore e interna della gola si rilassano. Questo rilassamento muscolare determina un rilasciamento dei tessuti del palato molle nella parte posteriore della gola che, di conseguenza a ciò, vibrano a ogni respiro e al passaggio dell'aria determinando così il russamento.
    Alcune condizioni, come l'invecchiamento, che comporta un rilassamento fisiologico dei muscoli, o l'obesità, perché il grasso influisce negativamente sul normale funzionamento muscolare, possono causare il russamento.Un semplice raffreddore, un'allergia, i polipi nasali, l'ingrossamento delle tonsille o delle adenoidi ostruendo le vie nasali possono determinare un russamento in forma transitoria che si risolve curando la patologia. L'etilismo, il fumo, il consumo di sonniferi e l'abitudine a dormire in posizione supina sono condizioni che facilitano l'insorgenza di questo disturbo. Alcune persone che russano non se ne accorgono e russare non impedisce loro di dormire, ma altre si svegliano, dormono in modo frammentario e interrotto e questo causa stanchezza, nervosismo e continua sonnolenza.

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    L'apnea notturna è un problema più serio ed è caratterizzato da un russare in modo molto rumoroso con attacchi di soffocamento. Succede talvolta che si blocchino, per un tempo limitato, le vie aeree, perché il palato molle viene risucchiato durante l'inspirazione e questo evento interrompe la normale respirazione creando nel soggetto addormentato la sensazione di soffocare. La persona si sveglia di soprassalto, ansimando e boccheggiando per la mancanza di aria. L'apnea ostruttiva del sonno è un fenomeno che dura pochi secondi, ma può ripetersi anche 1000 volte per notte causando un grande disagio al dormiente, che non riposa a sufficienza. Nei casi più gravi di apnea notturna il sonno del soggetto è così compromesso, il riposo così scarso che la persona che ne soffre non riesce a vivere le mansioni diurne ed è impedita nel lavoro. Guidare in queste condizioni di stanchezza e di stress, per esempio, può essere molto pericoloso e a volte anche fatale. L'umore della persona che soffre di questo disturbo è instabile, inoltre il soggetto, sempre affaticato, spesso dimostra uno scarso interesse sessuale. Nei casi gravi di apnea il sonno REM è ridotto, il sonno profondo è insufficiente, l'apporto di ossigeno al cervello è scarso e tutto ciò può creare anche disturbi a livello intellettuale. Quando si ostruiscono le vie respiratorie e si verifica l'apnea, la carenza di ossigeno conseguente stimola il cervello che invia segnali di pericolo ai muscoli che riprendono la normale attività. Il problema è più grave se l'apnea si manifesta nella fase di sonno REM, perché la paralisi muscolare che si verifica in questo momento trova il corpo più rilassato e il suo tempo di reazione alla scarsa ossigenazione è più lento. L'apnea notturna fortunatamente interessa maggiormente il sonno leggero e raramente colpisce durante il sonno REM. Quando ad alcune forme morbose, come l'ipertensione o alcune cardiopatie, si associa l'apnea in forma grave il problema può diventare importante, perché durante la notte possono verificarsi, di conseguenza al blocco respiratorio, anche crisi cardiache. Grave è l'apnea notturna anche per i soggetti che soffrono di asma o di altre patologie dell'apparato respiratorio.
    Non esistono farmaci capaci di curare il russamento, ma alcune regole di vita possono certamente limitare e migliorare il problema. Praticare attività fisica, non bere troppo alcol, fumare poco o non fumare affatto, mantenere un giusto peso , evitare l'uso di sedativi e di sonniferi sono regole ci aiutano ad affrontare il problema. Riuscire a dormire sul fianco e ad evitare la posizione supina, che facilita lo scivolamento della lingua verso la gola e il blocco del flusso dell'aria, certamente migliora il russamento. Esistono alcuni rimedi esterni che aiutano a limitare questo disturbo: i cerotti e le pinze nasali migliorano l'ossigenazione ed hanno una certa efficacia.
    Oggi è possibile sottoporsi ad un intervento chirurgico per smettere di russare che consiste nel cauterizzare il palato molle, che, diventando più rigido, non si rilassa durante il sonno. Certamente questa è una soluzione drastica, ma molto utile nei casi gravi di apnea notturna.

    INSONNIA

    Il termine insonnia indica la difficoltà di addormentarsi, la sensazione comune a molti di non essere capaci di dormire o l'impossibilità di rimanere addormentati per tempi sufficientemente lunghi per potersi riposare. Si può parlare di insonnia solo nei casi in cui la scarsità di sonno causa reali problemi fisici o mentali alla persona, ma non quando un soggetto dorme poco e si sente comunque riposato e soddisfatto del sonno. Alcune persone infatti hanno un minimo bisogno di dormire: poche ore bastano a renderle riposate e questo perché non tutti hanno le stesse esigenze fisiche. L'insonnia è un disturbo, un sintomo che dimostra la presenza di un'alterazione o di un altro problema nell'organismo. Le cause che determinano l'insorgenza del disturbo sono molteplici e diversi sono i tipi di insonnia.

    Esistono tre tipi di insonnia: la transitoria, quella a breve termine e il tipo cronico .

    L'insonnia transitoria
    E' quella che insorge di conseguenza a un evento eccitante, a un emozione intensa o a una notizia buona o cattiva. In questi casi l'ansia che deriva dal fattore esterno crea un'eccitazione tale a livello del sistema nervoso che il nostro cervello rimane come desto e in uno stato di veglia permanente. E' difficile dormire la sera prima del matrimonio oppure riposare tranquilli se il giorno dopo si deve affrontare un esame o un evento particolarmente importante! Alcuni disturbi fisici, anche banali come un forte raffreddore, o eventi esterni particolari, come il diverso fuso orario dopo un lungo viaggio, oppure rumori troppo forti causano un disturbo non indifferente al nostro ritmo, all'orologio biologico e diventa difficile dormire e riposare tranquillamente. In questi casi la soluzione è quella di rimuovere il problema che è all'origine dell'insonnia.

    L'insonnia a breve termine
    Come dice il nome stesso, indica quella forma che dura per un periodo di tempo limitato, generalmente non più di due o tre settimane consecutive. Le cause sono spesso di origine emotiva e di conseguenza ad eventi importanti, difficili, tragici della vita. L'insonnia che si manifesta dopo un lutto o come reazione ad una malattia di una persona cara ne sono l'esempio tipico. Lo stress che queste situazioni determinano influisce sulla nostra mente e sul nostro corpo a tal punto che non si riesce a dormire bene oppure non è possibile addormentarsi, se non dopo essersi girati per ore nel letto, perché si è incapaci di non pensare al grave problema che ci affligge durante il giorno. Con il passare del tempo questo tipo di insonnia tende a diminuire e a risolversi, ma in alcuni casi particolarmente gravi può essere d'aiuto rivolgersi a qualcuno. Manifestare la propria difficoltà ad un amico, oppure avere un colloquio con uno specialista che ci stimola ad affrontare e ad accettare il problema, può servire a velocizzare i tempi che ci dividono dalla soluzione. L'intervento terapeutico deve essere mirato a ristabilire prima la condizione emotiva e di stress e poi quella fisica e di riposo. L'insonnia cronica
    E' la forma abituale e persistente nel tempo. I fattori che la determinano sono veramente molti: problemi psicologici, fisiologici, ambientali o eventi drammatici.
    Un qualunque motivo può scatenare l'insorgenza dell'insonnia, che può risolversi in tempi relativamente brevi e sopportabili, ma può anche assumere il carattere cronico e diventare un disturbo importante per i problemi che ne derivano. Un'abitudine di vita quotidiana, come quella di bere alcol, se diventa un eccesso, e nel caso specifico diventa etilismo, può determinare l'insonnia così pure una situazione di stress continuo, per esempio dovuta a una condizione lavorativa insoddisfacente, può dare origine al disturbo cronico del sonno. Raramente l'insonnia è determinata da un funzionamento insufficiente del meccanismo che regola l'alternarsi del sonno ortodosso e paradosso.
    Non tutte le persone che soffrono di questo disturbo reagiscono allo stesso modo e l'insonnia presenta spesso caratteristiche diverse. Molto comune è la difficoltà iniziale di addormentarsi e di prendere sonno e il risveglio dal sonno leggero lascia in questi soggetti la sensazione di non essersi mai addormentati. Naturalmente l'idea di non riuscire a dormire causa ansia e agitazione che non giovano affatto e non aiutano a diminuire la difficoltà.

    Uno dei motivi che più di frequente determina l'insonnia, in tutte le sue forme, è sicuramente la condizione psicologica e mentale della persona.La rabbia, l'ira, l'ansia, lo stress, l'incapacità a gestire la situazione sono cause comuni a tante persone che soffrono d'insonnia. Il rilassamento mentale, e di conseguenza quello fisico, può rappresentare la soluzione del problema: ottenere questo risultato non è facile, perciò il consiglio è quello di rivolgersi ad un medico che possa aiutare a limitare o a eliminare il fattore psicologico che è alla base dell'insonnia.

    Durante la notte attraversiamo cicli di sonno diversi tra di loro e normalmente passiamo da momenti di veglia ad altri di sonno senza rendercene conto, generalmente dopo la fase di sonno REM. Gli attimi di veglia sono talmente brevi che noi proprio non ce ne accorgiamo, ma in alcune persone questi risvegli sono più lunghi del dovuto. Il soggetto che si rende conto di questo evento può rimanere sveglio anche per ore e soffrire quindi di una forma d'insonnia. L'alcol, la caffeina, le droghe, alcune problemi fisici, come l'incontinenza, o emotivi, come lo stress da troppo lavoro, determinano l'allungamento del tempo di veglia notturna e gli effetti di questo sono naturalmente irritazione e irrequietezza. Il risveglio notturno frequente, che crea disturbo alla persona, può anche essere determinato da spasmi muscolari involontari delle gambe. Questa condizione si manifesta come conseguenza di una carenza di ferro o dell'abuso di caffeina, che influenza l'assorbimento del ferro. Alcuni difetti della circolazione sanguigna, la carenza di calcio o di alcune vitamine hanno lo stesso effetto. In questi casi può essere utile assumere integratori alimentari oppure fare una leggera attività fisica.

    L'insonnia può manifestarsi anche con la tendenza a svegliarsi troppo presto alla mattina e questa forma è piuttosto frequente nelle persone anziane. Invecchiando il sonno diventa più leggero e la prima luce del giorno o i primi rumori che provengono dall'esterno sono sufficienti a svegliare la persona, ma certamente bisogna tener presente che con il passare degli anni il bisogno fisico di sonno cambia e le ore necessarie al riposo diminuiscono. Lo svegliarsi presto può essere considerato come un evento naturale se la persona si sente comunque bene, riposata, attiva e partecipe. Quando il risveglio precoce è accompagnato dalla sensazione di malessere e di stanchezza si può parlare di una forma d'insonnia e si devono prendere provvedimenti.

    L'insonnia determinata dal risveglio precoce può essere all'origine di una forma di depressione.
    Il sintomo tipico della depressione endogena è proprio l'insonnia, perché questa patologia altera l'orologio biologico e il sonno assume caratteristiche particolari: orari strani o sonno piuttosto disturbato. Il sonno profondo nei depressi si manifesta tardi durante la notte mentre quello REM si presenta subito. In questi casi l'insonnia richiede un trattamento medico, che con specifici farmaci corregge il ritmo alterato del sonno.
    Esiste una forma particolare di insonnia nella quale il sonno è caratterizzato dalla presenza delle onde alfa e beta, tipiche dello stato di veglia, anche nella fase di sonno profondo. Il sonno profondo e ristoratore dura poco e, nonostante si dorma per un numero sufficiente di ore, al risveglio non ci si sente riposati anzi la sensazione di stanchezza è identica a quella che si provava prima di coricarsi. Gli effetti comuni dell'insonnia, in qualsiasi forma si manifesti, sono simili: stanchezza, apatia, nervosismo, instabilità emotiva, mancanza di concentrazione, diminuzione del rendimento e una sensazione di malessere fisico generale. Se all'origine dell'insonnia ci sono un cattivo stato di salute o problemi di natura strettamente fisica il non dormire peggiora ulteriormente la situazione morbosa.

    Consigli contro l'insonnia

    Alcune regole di vita sono valide per affrontare l'insonnia o i disturbi del sonno in senso generale. Ricordare che tutto ciò che si introduce nell'organismo influisce sul suo buon funzionamento, evidenzia immediatamente che evitare di assumere certe sostanze può farci sentire meglio. Il sonno è disturbato dalla caffeina, dall'alcol, dagli stupefacenti o dalla nicotina, perciò escludere o limitare molto l'uso di queste sostanze ci aiuta a riposare meglio. L'attività fisica praticata con moderazione, in rispetto delle possibilità fisiche individuali, senza causare eccessiva stanchezza, che potrebbe produrre effetti indesiderati sul sonno, aiuta a migliorare la qualità del riposo e del dormire. La mancanza di movimento fisico non fa bene al sonno, infatti il sonno leggero e uno scarso sonno profondo sono tipici del sedentario. Non è consigliabile eccedere neanche nel senso opposto, perché esagerare con l'attività fisica, specialmente nelle ore serali, stimola la produzione di adrenalina che provoca eccitazione e stimola il senso di stanchezza. Entrambe le sensazioni non si adattano bene con il riposo notturno. Se l'insonnia è il sintomo di problemi di natura psicologica, come per l'85-90% della popolazione, il consiglio è quello di affrontare la situazione con i metodi terapeutici più opportuni. Rimuovere e risolvere l'ansia, lo stress, la depressione o altri fattori risolve anche l'insonnia, che, in caso contrario, perdura e peggiora i problemi già esistenti. Alcuni fattori esterni come il rumore eccessivo, il caldo, il freddo, la luce possono essere controllati e semplici accorgimenti tecnici possono a volte essere sufficienti a farci dormire bene. Talvolta l'insonnia richiede l'assunzione di farmaci (sonniferi, ipnotici, ansiolitici) che sempre devono essere prescritti dal medico. Bisogna ricordare che devono essere assunti con precauzione, rispettando i dosaggi e le norme, perché questi farmaci non sono certo privi di effetti collaterali e di rischi se si eccede. Il sonno indotto è diverso da quello naturale, infatti il sonno REM e il sonno profondo sono in proporzioni diverse. Chi dorme con l'utilizzo di queste sostanze presenta un sonno profondo corrispondente soltanto al 50% del totale. Abusare di farmaci o assumerli per tempi troppo lunghi crea assuefazione con tutti gli effetti conseguenti e una certa crisi di astinenza quando se ne interrompe l'assunzione.









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